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Piano d’azione per l’economia circolare: la risposta del Parlamento europeo


Continuare a sfruttare le risorse al ritmo odierno non è più possibile. 

Si fa sempre più necessario passare da una società incentrata sulla produzione e sullo scarto, ad un’economia che generi zero emissioni, sostenibile e circolare. 

Così la Commissione europea nel 2020 ha proposto un Piano d’azione per l’economia circolare, in linea con gli obiettivi posti dal Green Deal di cui abbiamo parlato nel nostro blog. 

L’estrazione delle risorse e i rifiuti

A livello globale l’estrazione delle risorse e la loro lavorazione è la causa della metà delle emissioni di gas serra, nonché della perdita di biodiversità e dello stress idrico. Nei prossimi anni siamo destinati ad aumentare l’utilizzo delle materie prime, incrementando di conseguenza anche i rifiuti prodotti: la necessità è quindi continuare a crescere economicamente, riducendo l’uso delle risorse. 

A febbraio 2021 il Parlamento europeo ha accolto con favore il nuovo piano d’azione della Commissione per l’economia circolare, sottolineando come essa sia un fattore chiave nella riduzione dell’impronta ambientale complessiva europea. 

In questo modo si rispettano i limiti del pianeta, proteggendo la salute umana e garantendo un’economia competitiva ed innovativa. 

L’economia circolare può inoltre fornire soluzioni alle nuove sfide che si sono mostrate a causa del Covid-19, rafforzando il valore all’interno dell’Unione europea e riducendone la vulnerabilità economica. Una strada da seguire per restare competitivi sul mercato globale, riducendo l’impronta ambientale. 

piano d'azione per la sostenibilità

Le richieste della commissione Ambiente

Le necessità sono state ribadite dal Parlamento UE: la strategia per l’economia circolare deve essere supportata da norme con obiettivi specifici, con sanzioni in caso di inadempienza. 

Il Parlamento però è stato fermo. Non basta più la promessa di ridurre l’uso di materie prime vergini e i relativi impatti ambientali. Servono obiettivi vincolanti, da raggiungere già entro il 2030, che indicano soprattutto come evitare che i prodotti diventino rifiuti. 

I deputati hanno invitato la Commissione a proporre obiettivi vincolanti da raggiungere entro il 2030, al fine di ridurre i materiali e i consumi, prendendo ispirazione dagli stati più virtuosi. 

L’Europa non ha risorse infinite, ma ha le capacità di sviluppare le tecnologie per poter costruire una società senza sprechi, creando posti di lavoro e crescita. L’obiettivo è quello di porre maggiore attenzione alla progettazione e realizzazione dei prodotti sostenibili, riducendo gli sprechi e prevenendo così la produzione di rifiuti. 

Per fare questo servono norme specifiche per la produzione ecocompatibile: bisogna tenere in considerazione prestazioni, durabilità, riutilizzabilità, riparabilità, non tossicità. Nonché l’efficienza dal punto di vista energetico. 

Dall’Europa, all’Italia

L’Europa ha inviato quindi un segnale diretto, richiamando i Governi nazionali a varare misure legislative in una direzione circolare, impiegando i fondi nel modo più virtuoso possibile

La necessità ora è quella di sviluppare una Strategia nazionale per l’economia circolare, in cui mettere la tracciabilità al primo posto, controllando a monte la produzione a partire dalla progettazione, costruendo un sistema di gestione dei rifiuti autosufficiente e funzionale.

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