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Patto europeo sulla plastica: cos’è e cosa prevede


Il 6 marzo 2020 l’Italia aderisce al Patto europeo sulla plastica. L’obiettivo è puntare sul riuso e sul riciclo, utilizzando soluzioni innovative per favorire una transizione rapida verso l’economia circolare.

Cos’è il patto europeo sulla plastica?

Il patto è stato lanciato nel 2019 dai Paesi Bassi con l’obiettivo di orientare imprese, istituzioni ed organizzazioni verso un’utilizzo responsabile della plastica. 

Decidendo di aderire, i Paesi si impegnano nella lotta contro l’inquinamento causato da macro e micro plastiche, attuando politiche, comportamenti ed investendo nelle infrastrutture di raccolta e riciclo dei rifiuti.

Si tratta di intervenire su un materiale ormai radicato e diffuso nel nostro sistema economico e nelle nostre vite, che offre numerosi vantaggi in termini di sicurezza e resistenza: è versatile, igienico e in grado di proteggere i prodotti che trasporta. 

Negli anni si è però assistito ad un incremento nel suo utilizzo, che ha portato ad una difficoltà nella gestione dei rifiuti, trasformandolo in un vero e proprio problema a livello mondiale.

Come abbiamo più volte ribadito, la questione non è la plastica in sé, ma come viene progettata, utilizzata ed infine gestita nel suo fine vita.

Il patto europeo sulla plastica

Gli obiettivi del patto europeo sulla plastica entro il 2025

Per questo motivo è stato istituito il Patto europeo sulla plastica: l’obiettivo è supportare iniziative innovative e favorire la cooperazione tra tutti gli stakeholder in Europa, divenendo una fonte di ispirazione anche per coloro che non hanno ancora aderito e per il resto del mondo.

Coloro che decideranno di partecipare, dovranno infatti attivare una cooperazione in ottica europea, seguendo diversi obiettivi e fornendo una reportistica annuale delle attività svolte per poterli raggiungere.

Quattro sono i pilastri del Patto europeo: progettazione sostenibile, utilizzo responsabile, crescita della capacità di raccolta e di riciclo e utilizzo della plastica riciclata come nuova materia prima.

1. Progettazione sostenibile 

Il packaging ed i prodotti dovranno essere ripensati in modo che possano essere riutilizzabili e, quando questo non può avvenire, riciclati e smaltiti correttamente. 

Le scelte da compiere avverranno a partire dal design e dai materiali, escludendo le sostanze che rendono difficile lo smaltimento e che possono avere un impatto sulla nostra salute. 

Si lavorerà a nuovi standard di prodotto, studiando nuovi modelli di business sostenibili dal punto di vista economico e ambientale.

2. Utilizzo responsabile

L’uso della plastica dovrà essere responsabile, riducendo quella non strettamente necessaria. 

Si dovrà diffondere una maggiore sensibilità e consapevolezza tra le persone e le imprese, cercando di cambiare il comportamento dei produttori, ma anche dei consumatori stessi. 

3. Crescita della capacità di raccolta e di riciclo

Il terzo obiettivo è quello di accrescere la capacità di raccolta e di riciclo nei paesi coinvolti, raggiungendo standard di qualità e riducendo i rifiuti destinati alle discariche e allo smaltimento al di fuori dell’Europa.

4.La plastica riciclata come nuova materia prima

L’ultimo obiettivo del Patto europeo sulla plastica è quello di utilizzare la materia riciclata per realizzare nuovi prodotti, incrementandone sempre più la percentuale al loro interno, aumentandone la domanda.

Patto europeo sulla plastica e gestione rifiuti

Per raggiungere questi obiettivi le istituzioni, oltre ad incentivi ed investimenti, dovranno impegnarsi a sensibilizzare i consumatori, in modo da educarli ad una corretta raccolta differenziata e utilizzare nel miglior modo possibile prodotti ed imballaggi. 

Serve poi un sistema di riciclo di elevata qualità e in grado di sostenere la quantità di rifiuti prodotta, in modo poi da creare una reale domanda delle materie riciclate.

Le industrie sono chiamate all’appello, invitate ad evitare l’utilizzo di imballaggi non realmente utili e a sviluppare soluzioni più efficienti dal punto di vista delle risorse, circolari e rispettose del clima e delle persone.

Solo così l’economia europea potrà diventare competitiva, fornendo soluzioni anche alle nuove sfide provocate dal Covid-19 e contribuendo alla creazione di posti di lavoro e ad una maggiore sostenibilità.

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