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Pandemia e riciclo, gli scenari

Gli scenari del riciclo nel contesto della pandemia di Covid-19

La fotografia attuale non può non tenere in conto il particolare momento che stiamo attraversando, con la pandemia che continua a stringere il pianeta in una serrata morsa, eppure, per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti, possiamo dare una buona notizia. Nell’anno 2020, in Italia, il riciclo degli imballaggi plastici è complessivamente aumentato del 4%.

Il Paese è in linea con la media europea, che resta ancora lontana dall’obiettivo UE di arrivare a riutilizzare il 50% della plastica immessa nel vecchio continente entro il 2025.  Attualmente l’Italia è al 41%; la media continentale si attesta intorno al 41,5.

Un buon segnale

La crisi dovuta al coronavirus ha ridotto leggermente il numero di imballaggi utilizzati in Italia nei 12 mesi del 2020 (siamo intorno a una flessione del 5%, quantificabile in 2,2 milioni di tonnellate) seppure fosse probabilmente lecito aspettarsi qualcosa di più, possiamo definire questo un buon segnale, auspicabilmente l’inizio di un trend.

Le attività produttive, avendo lavorato meno, hanno prodotto meno imballaggi plastici. D’altro canto, però, il settore medicale, quello dei prodotti detergenti e disinfezione, nonché il rilancio dell’alimentare confezionato, hanno avuto bisogno di utilizzarne di più rispetto agli anni precedenti.

Dal riciclo al riutilizzo

Questa istantanea è stata scattata da COREPLA, il consorzio che presiede al riciclo degli imballaggi in plastica. Nonostante si veda bene come il percorso che il nostro Paese – ma anche il resto dell’UE – sta percorrendo sia ancora lungo e ben tortuoso, questi dati sono un buon punto di partenza.

Come ha affermato, presentandoli, il presidente COREPLA Giorgio Quagliolo:

“I risultati di questo bilancio, a fronte di un periodo emergenziale senza precedenti, dimostrano i passi in avanti del nostro Paese nell’ambito dell’organizzazione di un sistema di raccolta e riciclo degli imballaggi in plastica, capace anche di fronteggiare cambi di prospettiva improvvisi e repentini. Parallelamente si è diffusa una più spiccata sensibilità al corretto conferimento di questo tipo di rifiuti che fa onore all’intera collettività nazionale.”

Le prospettive appaiono abbastanza positive al dirigente di COREPLA, il quale ha poi aggiunto: 

“Siamo convinti che negli anni a venire, anche in funzione dei nuovi piani di rilancio e resilienza, nonché di una politica economica sempre più improntata ai principi della transizione energetica, sapremo offrire risposte adeguate agli ambiziosi target da conseguire.”

Nel concreto, però, è molto importante fare un passo ulteriore, spostare il focus dal riciclo al riutilizzo; l’economia circolare è la chiave per potersi dire davvero soddisfatti. In fin dei conti, per buono che appaia il trend, ancora non basta, e di questo è naturalmente consapevole anche Quagliolo.

Economia circolare, la strada che conduce alla transizione

Oltre 377 mila tonnellate dei rifiuti raccolti nel 2020 sono state destinate alla produzione di energia, in maniera più pulita rispetto a quella della trasformazione di combustibili fossili. La quantità di plastica raccolta è stata destinata per il 75% circa a cementifici e per il restante 25% alla termovalorizzazione.

Il modello alternativo – sperando che tale aggettivo persista ancora per poco – dell’economia circolare si caratterizza per una sostenibilità ben maggiore di quella del modello lineare. Nel modello circolare le risorse vengono utilizzate per il periodo di tempo più lungo possibile, sfruttando il valore sempre al massimo durante l’utilizzo prima di recuperare e rigenerare prodotti e materiali al termine di quella che, nel modello lineare, sarebbe la loro vita di servizio. Va da sé che, in questa maniera, si migliorano l’efficienza delle risorse e la competitività del modello economico. 

Le caratteristiche della plastica la rendono una componente particolarmente adatta al processo dell’economia circolare. Leggerezza, versatilità e resistenza – peculiarità delle plastiche – sono in grado di consentirci di risparmiare acqua ed energia, oltre a darci una mano  per ridurre gli scarti, ad esempio di cibo, grazie alla conservazione sottovuoto degli avanzi. Naturalmente, però, prima di poter parlare di circolarità delle materie plastiche  occorre adoperarsi affinché una quantità sempre maggiore di esse sia recuperata e non finisca in discarica o – peggio ancora ma davvero molto spesso accade – dispersa nell’ambiente.

Qui entra in gioco Eurepack. Formato da importanti realtà italiane nel campo del packaging, il nostro consorzio ha come scopo quello di diffondere imballaggi riutilizzabili in tutti i settori e promuovere il riutilizzo, il riciclo e la riduzione della plastica, con conseguenze positive per l’ambiente.

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